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pubblicato il 18/01/2012

 

 

 

 

 



In Vetta all'Everest/2004

> A Mario Merelli
un grande uomo (e alpinista)

Questa mattina la notizia del tragico incidente che ci ha portato via uno dei più conosciuti ed amati alpinisti bergamaschi ci ha lasciati senza fiato.
Proprio sulle sue montagne più care; quando i rischi corsi su tutti gli ottomila che ha tentato e raggiunto sono stati sicuramente ben maggiori. Ma così ha voluto il destino e la sua prestigiosa storia di uomo e di alpinista.
Per chi desidera conoscerlo meglio rimandiamo al sito http://www.mariomerelli.com/,
e soprattutto alla meravigliosa realizzazione di un ospedale, il Kalika Community Hospital, nel Dolpo, una provincia nel nord-ovest del Nepal, da lui fortemente voluto per le popolazioni locali che sentiva come sue.
Lo vogliamo ricordare con l'ultima, recente intervista che ci ha rilasciato per ripercorrere con lui la splendida conquista dell'Everest del 2004 e il lavoro di squadra per posizionare il materiale scientifico che ha permesso di rifare ex novo le misurazioni della montagna pià alta del mondo.

" Sono passati sette anni e mi sembra ancora ieri: una delle più belle spedizioni della mia carriera, frutto del lavoro di un vero gruppo e anche di un pizzico di fortuna che in queste occasioni non deve assolutamente mancare. Se solo pensiamo a quanto era accaduto il giorno prima, con gli amici rientrati per le pessime condizioni, e rivivo la splendida giornata di sole che ci ha portato in vetta, quasi c'è da non crederci. Noi stessi non pensavano proprio di partire subito e tentare la vetta; invece il tempo propizio ci ha indotti a prepararci (mangiare per tempo, riposarsi il più possibile) e poi … su, su sino alla vetta.
E dopo tanta fatica eccoci ancora pronti ad una nuova impresa: non avevamo ancora finito, infatti, perché ci aspettava la fatidica "misurazione". Avevamo fatto tante prove, anche a medie quote di altitudine; ma lassù è tutta un'altra storia. Personalmente non ricordavo letteralmente più niente di tutto quello che avevamo provato a fare: per fortuna dal campo base continuavano ad arrivare preziosi suggerimenti e tante, tante indicazioni. Ecco alla fine il secondo prezioso risultato di quella meravigliosa giornata: contribuire a raggiungere – come alpinisti – un importante traguardo scientifico. Essere non solo scalatori di montagne ma collaboratori preziosi di uomini di scienza.
Una bella soddisfazioni di cui andrò sempre fiero. Grandissimo e fondamentale il lavoro di squadra: ognuno per la sua parte (un caro
ricordo allo scomparso amico Karl). Vedevamo anche gente che arrivava là, con spedizioni commerciali, per una foto e via; mentre noi restavamo per compiere la nostra missione.
Una grande emozione quando abbiamo letto il saluto al presidente Ciampi. Alla fine l'ordine perentorio: scendete, scendete; tutto ok. Finalmente verso il campo base. Non ne potevamo veramente più!
È andata veramente bene, anzi benissimo!
"
(ottobre 2011 x MontagnaNews, special edition Everest)

Ciao Mario!

g.previtali@giornaledellisola.it